Guardiola prossimo CT, ovvero ridere per non piangere

Pep Guardiola, Christopher Johnson, CC BY-SA 2.0, via Wikimedia Commons
Nel fantastico mondo del web italiano, ancora più incredibile quando il discorso si sposta su temi calcistici, si stanno diffondendo in queste ore un paio di gustose panzane, legate ai temi della nostra nazionale.
La prima, un evergreen che ormai sentiamo ripetere da circa dodici anni, è quella del possibile ripescaggio dell'Italia ai prossimi mondiali, al posto dell'Iran. Niente di nuovo, dato che anche nelle due precedenti occasioni in cui il calcio tricolore ha fallito l'appuntamento con la rassegna iridata si erano tirate fuori storielle simili, anche se questa volta il livello dell'invenzione ha toccato vette straordinarie.
Secondo alcune testate, infatti, si sarebbe addirittura scomodato il presidente Trump in persona, che tramite suoi emissari presso la FIFA starebbe caldeggiando proprio la presenza dell'Italia al posto della nazionale mediorientale, impegnata in questo momento in una guerra contro Usa e Israele.
Non mi sento di escludere che l'Iran, occupato da problemi ben più gravi di quelli sportivi, possa decidere davvero di rinunciare all'evento, ma nel caso di forfait, per questo o un qualunque altro motivo, esistono zero possibilità che da Zurigo decidano per un ripescaggio dell'Italia (o per un playoff misto tra escluse), togliendo di fatto un posto alla confederazione asiatica.
Ancora più divertente, tuttavia, è la seconda bufala di questi giorni, ovvero quella che vorrebbe un prossimo approdo di Pep Guardiola sulla panchina dell'Italia. Si stanno moltiplicando in modo esponenziale le voci di opinionisti e addetti ai lavori che caldeggiano proprio l'arrivo dell'attuale tecnico del Manchester City per ricoprire il delicato ruolo di Commissario Tecnico azzurro.
Con Guardiola, questo il pensiero comune, la nostra nazionale potrebbe finalmente rifiorire e tornare a respirare l'aria dei successi già assaporata in passato, magari condendo il tutto anche con un gioco scintillante, capace di far spelare le mani al pubblico accorso allo stadio.
La qualificazione ai prossimi mondiali non solo sarebbe scontata, ma l'Italia del tiki taka si presenterebbe all'appuntamento del 2030 sfidando, come ai bei tempi, le grandi favorite del torneo. Peccato che questa esplosione di entusiasmo non tenga conto di un paio di particolari, non proprio marginali.
Il vero problema del calcio italiano, molto prima di quello del selezionatore, è riposto in un sistema al momento volto unicamente alla conservazione dello status quo. A nessuno interessano davvero le riforme necessarie per una vera rinascita, ma unicamente il posizionamento degli uomini giusti, volti a garantire le necessarie coperture ai guai dell'Inter.
Anche qualora Guardiola accettasse l'incarico (e non se ne intravede al momento nemmeno un motivo valido) si troverebbe comunque a dover combattere con un sistema che non produce talenti da ormai diversi anni, ma che spinge in nazionale brocchi patentati del calibro di Bastoni, Barella o Dimarco descrivendoli come calciatori a livello dei migliori d'Europa.
Inoltre, perché Guardiola, che attualmente ha uno stipendio di circa 25 milioni di euro all'anno, dovrebbe rinunciare ad un ingaggio monstre per accontentarsi delle briciole italiane (la FIGC, con l'aiuto di qualche sponsor, potrebbe al massimo arrivare a proporre un ingaggio da circa 5 milioni di euro)?
Per la difficoltà della sfida? Per la simpatia che ha sempre dimostrato verso il nostro movimento? Difficile, per non dire impossibile. L'unica possibilità sarebbe quella che gli "amici degli amici" lo convochino in qualche bar di Milano per fargli la classica offerta che non si può rifiutare, come già visto con vecchi calciatori dell'Inter, ma naturalmente speriamo che ciò non avvenga mai.
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