La storia di Béla Guttmann, un Mourinho con una "maledizione" in più - The story of Béla Guttmann, a Mourinho with an extra ‘curse’ [MULTILANGUAGE]
A sinistra, Béla Guttmann. Spiegel Online, Berenberg Verlag, Public domain, via Wikimedia Commons
A destra, José Mourinho. Zafer, CC BY 4.0, via Wikimedia Commons

ANNULLAMENTO MATEMATICO |
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Chiunque cerchi, negli archivi della storia del calcio, un personaggio che possa essere considerato come una sorta di predecessore di José Mourinho, molto probabilmente finirà per imbattersi nel nome di Béla Guttmann, tecnico ungherese, poi naturalizzato austriaco, che ha imperversato tra gli anni '50 e '60.
Un po' come accaduto allo Special One (ormai per tutti diventato lo Special Was), anche Guttmann, prima di sedersi in panchina, ha sperimentato giorni da calciatore mediocre, mai davvero in grado di farsi ricordare le gesta compiute in campo.
Tuttavia, oltre ad una carriera deludente all'interno del rettangolo verde, l'ungherese condivide con Mourinho una fase di gloria transitoria trascorsa da responsabile della panchina, una lenta ma inesorabile decadenza e diversi episodi, sportivi e non, in grado di portarlo agli onori delle cronache.

Statua dedicata a Bela Guttmann, all'interno dello Stadio Da Luz di Lisbona. Threeohsix, CC BY-SA 4.0, da Wikimedia Commons
Non solo palmares di tutto rispetto, ma anche dichiarazioni rimaste alla storia e personalità carismatiche, utilizzate sapientemente, con l'aiuto della stampa, per sviare l'attenzione durante periodi di scarsi risultati.
Dalle nostre parti, Guttman si è visto alla guida di Padova e Triestina, tra il 1949 e il 1951, ma soprattutto del Milan per due stagioni, dal 1953 al 1955. In tutte e tre le esperienze tuttavia, Guttmann ha ricalcato sempre il medesimo copione: una buona partenza iniziale seguita da un netto declino e dall'inevitabile esonero.
Tuttavia, se per Mourinho la prima esperienza italiana ha segnato l'apice della carriera, dando il via ad una infinita serie di esoneri e ridimensionamenti, per il tecnico ungherese ha letteralmente rappresentato il trampolino di lancio verso i successi più importanti.
L'anno successivo alla partenza dal Belpaese, Guttman è riuscito a vincere un campionato in Brasile, con il Sao Paulo, ma soprattutto a passare alla storia come l'inventore del modulo 4-2-4, utilizzato anche dalla nazionale verdeoro campione del mondo nel 1958.

Il Brasile campione del mondo nel 1958. Scanpix, Public domain, via Wikimedia Commons
Innamorato del gioco spettacolare, fatto di passaggi veloci, corsa e smarcamento, cercò in tutti i modi di inculcare questi concetti nella testa dei suoi calciatori, tanto da essere considerato come una sorta di precursore del Tiki Taka, visto quarant'anni più tardi a Barcellona con Pep Guardiola.
Trasferitosi in Portogallo, ha portato a casa altre tre edizioni del torneo locale, sulle panchine di Porto e Benfica, ma è proprio con le Aquile di Lisbona e con le due vittorie consecutive in Champions League del 1961 e 1962 (allora chiamata ancora Coppa dei Campioni) che la carriera di Guttmann toccò il suo apice.
Tuttavia, ancor più dei successi, la cosa che ancora oggi rende tristemente celebre il tecnico di Budapest non sono i risultati sportivi, né la condotta sopra le righe, ma la ormai nota "maledizione" lanciata contro il "suo" Benfica all'indomani dell'ultimo trionfo europeo, a causa di un contenzioso economico.

Bela Guttmann, in basso a destra. Anefo, CC0, da Wikimedia Commons
Guttman riteneva di meritare un premio extra in denaro, simile a quello riconosciuto per la vittoria del campionato portoghese, ma la dirigenza del club glielo negò, adducendo come motivazione la mancanza di un simili accordi all'interno del contratto.
Fu lì che l'allenatore che aveva portato il Benfica sul tetto d'Europa, emise i suoi drammatici e devastanti strali:
Da qui a cento anni, il Benfica non vincerà mai più nulla in Europa.
Questa specie di sortilegio è tutt'oggi argomento ricorrente tra i tifosi del club, divisi tra chi la considera una sciocca superstizione e chi invece il motivo principale della sfortuna del Benfica. Una cosa è certa: da quel momento in poi, la squadra che veniva considerata, a cavallo tra gli anni '60 e '70, di gran lunga la più forte d'Europa, non ha più vinto nulla fuori dai confini portoghesi.
Sono ben nove le finali internazionali, cinque di Champions League, tre di Europa League e una Coppa Intercontinentale, al termine delle quali il Benfica è stato costretto a veder festeggiare i rivali.

Eusebio, con la maglia numero 10 del Benfica, si congratula con Cruyff al termine della partita tra la sua squadra e l'Ajax. Eric Koch for Anefo, CC0, via Wikimedia Commons
Un episodio piuttosto curioso è accaduto nel 1990, quando alla vigilia della finale di Champions League, disputata a Vienna tra Milan e Benfica, l'ex gloria del club lusitano, Eusebio, si recò a pregare sulla tomba di Guttmann, cercando in qualche modo di spezzare quella "maledizione".
Il Milan vinse com'è noto la partita, ma forse Guttmann si divertì ad alleggerire un po' il sortilegio, risparmiando i giovani: il Benfica ha in qualche modo parzialmente spezzato l'incantesimo nel 2022, quando è riuscito a vincere la Youth League (la Champions League riservata alle formazioni under 19), ma per i "grandi" sembra sia ancora tempo di da aspettare.
Intanto, come molti hanno fatto notare, lo stesso Mourinho ha più volte ripreso ed utilizzato alcune frasi celebri di Guttmann, soprattutto quella che descrive la terza stagione di un allenatore come quella "mortale".
Da qui un'idea: perché non provare a spezzare l'incantesimo proprio con il buon José, una sorta di suo alter ego dei tempi moderni? In fondo, anche in matematica, quando due "meno" si incontrano si trasformano in un "più".
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Che storia avvincente! Mi ha preso un sacco. L’articolo è scritto bene come al solito ma è fortissimo perché unisce storia, leggenda e tattica, mostrando come il calcio non sia fatto solo di numeri e vittorie, ma anche di racconti che rendono epici gli eventi. La maledizione di Guttmann rappresenta un esempio di come il mito possa influenzare la percezione collettiva di un club… giuro che non la conoscevo. Trovo suggestiva l’idea che Mourinho possa essere il “negativo del negativo” e trasformare la maledizione in una benedizione: sarebbe un finale da romanzo calcistico…. Chissà!
Buongiorno Stefano, grazie per il commento! La storia di Guttmann aleggia tra i tifosi del Benfica, ricordo che qualche anno fa andai in vacanza a Lisbona, ritrovandomi a parlare di calcio con un buttafuori di una discoteca con il quale avevamo fatto amicizia.
Lui tifosissimo del Benfica ed in quei giorni era in programma un'amichevole tra Benfica e Juventus. Il giorno dopo la partita, ancor pima del risultato, 2-0 per la Juve, mi disse scherzando; "E' la maledizione di Guttmann"...
All'epoca non capii a cosa si riferisse, ma rivedendo la scena dopo qualche tempo ho compreso che anche chi la ritiene una superstizione, in realtà, in fondo alla ragione, un po' di credito a questa teoria ancora la dà.
Mourinho è diventato famoso al Porto, rivale di sempre del Benfica, potrebbe essere davvero l'elemento di "follia" che spezzi questo trend negativo 😄