Pronto Soccorso Corona

Immagine realizzata con Microsoft Copilot partendo dall'originale Wikipedia. Photojournalist Roberto Vicario, CC BY-SA 3.0, da Wikimedia Commons
Mentre dal P.M. della procura di Milano, Maurizio Ascione, stanno sfilando in questi giorni tutti i protagonisti dello scandalo ribattezzato "Interopoli", i nostri media, sportivi e non, continuano per la stragrande maggioranza dei casi a non interessarsi della vicenda.
Dimentichiamoci pure il martellamento continuo visto nel 2006, e poi di nuovo tre anni fa nel caso plusvalenze, tra prime pagine sensazionalistiche e intercettazioni, anche private o irrilevanti, sbattute a nove colonne sui giornali, giusto per alimentare l'ormai tristemente noto "sentimento popolare".

Coreografia esposta dai tifosi del Napoli in occasione della partita Napoli-Bologna. Fonte: X
Ormai lo schema è risaputo: i nemici sono colpevoli a prescindere, mentre per gli amici esiste sempre una giustificazione o una scappatoia che possa rendere la loro posizione meno grave, quando non punibile per nulla. Se ne sono accorti un po' tutti i tifosi d'Italia, compresi quelli del Napoli, che hanno volto dedicare una significativa coreografia al particolare momento vissuto dal calcio italiano.
Eppure, in tutto questo mutismo (o forse dovremmo cominciare a chiamarla omertà), c'è una voce che esce dal coro, quella del "buon" Fabrizio Corona, che con il suo show "Falsissimo" tiene incollati sul web milioni di italiani, desiderosi di conoscere retroscena e scandali che difficilmente possono trovar posto sulla carta stampata o sulla TV tradizionale.
Negli scorsi giorni lo stesso Corona aveva annunciato grandi rivelazioni sul dorato mondo del pallone, facendo addirittura i nomi di Claudio Lotito, senatore e presidente della Lazio e soprattutto di "don" Beppe Marotta, colui il quale era stato indicato anche da Roberto Saviano come il burattinaio che amministra l'intero circo della Serie A.
Tuttavia, con l'avvicinarsi della messa in onda di Falsissimo, alcuni giornalisti indipendenti hanno cominciato a mettere in giro voci allarmanti, secondo le quali allo stesso Corona sarebbero stati offerti ben cinque milioni di euro per non mandare in onda la puntata, o quanto meno per edulcorarla e scremarla dei concetti più compromettenti.
Non ho idea se queste voci fossero reali o meno, ma se dovessi assegnare un titolo all'ultima puntata dello show non mi verrebbero altre parole in mente se non "nulla cosmico". Le cose sono due: o Corona ha sempre millantato scoop sul calcio che in realtà non possedeva (non sarebbe nemmeno la prima volta che mente semplicemente per farsi pubblicità) o l'ultima puntata di Falsissimo è stata davvero soggetta a pesanti opere di "taglia e cuci".
Corona inizia lo show parlando dell'indagine, ma dichiarando allo stesso momento che il caos arbitrale in questo momento non gli interessa. Del resto, secondo la sua ricostruzione, le accuse del PM Ascione (si sceglievano arbitri graditi all'Inter) vengono ricondotte a più generiche beghe interne al settore arbitrale, sfruttando la stessa linea difensiva già utilizzata anche da molti giornalisti filo-nerazzurri.
Ma l'ex re dei paparazzi non ci ha tuttavia lasciati senza qualche spunto interessante. Secondo la sua ricostruzione, da ormai diversi anni, i direttori sportivi delle squadre di Serie A sono soliti fare calciomercato in accordo con in vari procuratori. In altre parole, i calciatori acquistati dalle squadre non sarebbero quelli ritenuti migliori o più funzionali al progetto tecnico, ma quelli i cui interessi sono gestiti da procuratori amici, con i quali vengono divise le ingenti commissioni.
Corona invoca l'illecito sportivo per i club responsabili di tale comportamento, augurandosi pene esemplari come la retrocessione d'ufficio in Serie B. Non entro nel merito della questione, che se appurata getterà un'ulteriore luce di discredito sul calcio italiano, ma a mio parere personale sembra impossibile non notare, tra le righe, il classico tentativo di "buttarla in caciara".
L'Inter è in questo momento al centro del mirino, unica società indagata all'interno della più grande inchiesta della storia del calcio italiano. Potrebbe presto vedersi accusare di frode sportiva e secondo qualcuno anche vedersi contestare vari reati finanziari eventualmente commessi sotto l'amministrazione Suning.
Un'inchiesta difficile da occultare del tutto e dalla quale sembrano non esserci scappatoie, se non una: trascinare tutti al fondo, in modo da annacquare le responsabilità in una sorta di "così fan tutti". Qualora numerosi club di Serie A venissero effettivamente coinvolti in un'inchiesta sugli illeciti rapporti con i procuratori sportivi, lo scandalo Inter perderebbe del tutto la sua forza e di certo anche gli eventuali provvedimenti della giustizia sportiva sarebbero più blandi.
Del resto, non si può di certo far retrocedere tutte e venti le squadre. Corona rappresenta a mio avviso la carta Jolly pescata dal mazzo in una situazione all'apparenza disperata. Ma in maniera del tutto inaspettata, nelle parti iniziali dello show Corona ha trattato anche un altro tema, quello di Calciopoli, confermando quanto chiunque abbia avuto voglia di informarsi negli ultimi vent'anni già conosce: non esiste una sola intercettazione a carico di Moggi o della Juventus nella quale si configuri il reato di illecito sportivo.
Ai danni di quella che allora era una delle squadre più forti del mondo (9 giocatori su 22 della finale mondiale 2006 tra Italia e Francia giocavano nella Juventus) fu compiuta una vera e propria frode, col fine di insediare nelle stanze dei bottoni personaggi graditi al sistema Inter.
La stessa Inter che ora ha una sola missione: salvarsi anche da quest'ultima bufera, la più devastante, e compiere l'ennesima spettacolare fuga dai guai della storia del club. Per farlo sono disposti a tutto, persino a sacrificare parti della propria narrazione, a macchiare un po' il tanto caro smoking bianco, riscrivendo la storia di "Calciopoli".
Tanto sono passati vent'anni, gli scudetti sono in bacheca e tutto è in prescrizione. Tranne la vergogna, quella per fortuna non ha scadenza.
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